Qual è il ruolo del linguaggio? Perché la comunicazione è così importante? E quanto è intrusivo il potere delle parole?

In questo spazio, che abbiamo scelto di chiamare Comunicare nonostante il distanziamento sociale, le parole hanno il potere di portare chi le scrive fuori: nelle menti e nei pensieri di chi legge. La comunicazione non è soltanto lo strumento che ci permette di stare al mondo, ma è ciò che ci distingue e che differenzia il nostro essere nel mondo. È ciò che restituisce ad ognuno di noi il senso del proprio stare e non del vuoto essere gettati, in balia delle cose e delle esperienze che in qualche modo ci decostruiscono e ci disorientano. Con le parole diciamo chi siamo.

La nostra identità si costituisce a partire da un tu, che ci confronta, che ci rispecchia e che ci sfida, che la gran parte delle volte tenta di definirci e di misurarci. Ma in carcere i tu con cui confrontarsi sono davvero una risorsa limitata e soprattutto sono sempre gli stessi.

Il carcere è, sì, un contenitore di vite ma è anche, al tempo stesso, un involucro di parole che rischia costantemente di rimanere sterile se non viene raccolto, ascoltato e discusso. In carcere c’è una proliferazione continua di esistenze e dunque di parole, che devono avere il diritto di essere pronunciate e sentite. Quasi mai si lascia la parola ai diretti interessati, a tutte quelle vite interrotte, che fanno proprio di questa interruzione e di questa sospensione un movente di resilienza e di riscatto.

Il punto è proprio questo: la sospensione che stiamo sperimentando a causa della pandemia covid per noi potrebbe essere una parentesi, in carcere non può limitarsi ad essere questo: se una sospensione rimanesse tale tutte le persone condannate alla detenzione smetterebbero di vivere.

In un luogo in cui la libertà personale è notevolmente ridotta e schiacciata, in cui la quotidianità è cadenzata dagli stessi inesorabili ritmi ed abitudini, la sospensione e l’incertezza hanno l’urgenza di diventare qualcos’altro, qualcosa di diverso. Diventano, paradossalmente, l’humus della quotidianità, diventano vita. E noi vorremmo raccontare questo.

Il carcere è quel posto in cui la dimensione eterea della sospensione acquisisce la concretezza della trasformazione, del cambiamento, dello stimolo ad esistere nonostante tutto. Questo piccolo spazio di racconta e di scambio virtuale può essere per chiunque di noi motivo di arricchimento o magari la causa dell’insorgenza di un misero dubbio, motore trainante del pensiero critico.

Il gruppo del progetto Teledidattica Università in carcere

 

 

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